sabato 17 ottobre 2015

Quando ho visto per la prima volta Perrin Ireland (AKA @experrinment) disegnare in tempo reale i contenuti di un'intera conferenza con quattro pennarelli colorati, sono rimasta letteralmente affascinata dalla sua abilità.

Mai mi sarei aspettata, un anno e mezzo dopo, di veder pubblicati in rete degli 'sketchnotes' di una mia conferenza realizzati da un biologo italiano, Jacopo Sacquegno, con una perizia ed una precisione contenutistica che sono sicura possono fare concorrenza a quelli di Perrin.

Inserisco qui gli sketchnotes di #scipar  disegnati da Jacopo, ma vi invito a seguire il suo profilo Twitter e a leggere il suo blog, ricchissimo di spunti interessanti per chi vuole approfondire la conoscenza di questa tecnica.


Grazie Jacopo, per il tuo prezioso e accurato lavoro.
Cristina Rigutto

Che cos'è la comunicazione? E che cos'è la comunicazione della scienza?
Rispondono gli studenti del Master in Comunicazione delle Scienze con un video (e in un hashtag)

venerdì 28 agosto 2015

15 e 16 ottobre 2015. Segnatevi la data, perché in questi due giorni a Padova si rinnova l'appuntamento con le giornate dedicate alla comunicazione della ricerca.
Il tema di quest'anno è la comunicazione della ricerca al pubblico e sarà sviluppato attraverso pochi, ma intensi laboratori nei quali gli iscritti saranno invitati a partecipare attivamente e a mettersi in gioco.

Il programma della conferenza è stato pubblicato nella sezione dedicata di questo sito, ma vorremmo darvi un'anteprima un po' diversa dal solito,  pubblicando dei contenuti che abbiamo preso dalle cartelle dei relatori che interverranno il 15 ottobre.

14:15 #ShareYourResearch 

Relatore: Leopoldo Benacchio




15:00 Public speaking for science outreach 

Relatrice: Cristina Rigutto

17:15 Lavorare nell'editoria scientifica 

Relatore: Tiziano Cornegliani

Un convegno che sin dalle prime immagini si preannuncia interessante!
Nei prossimi giorni pubblicheremo la descrizione di tutti gli workshop.


martedì 25 agosto 2015

La vita del ricercatore non è fatta solo di pipette colorate e criptici noiosissimi tomi, anzi, a volte proprio quelle letture sono fonte di ilarità o quanto meno di perplessità.
A chi, infatti, non è capitato di sorridere leggendo un titolo come Vedere Gesù nel toast, o quanto meno di chiedersi se si tratta di una ricerca sulla pareidolia o dell'ultimo film di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Certi articoli danno anche origine a delle accese e goliardiche discussioni su Twitter, come lo studio su quanta pressione produce un pinguino nello sforzo di defecare che ha avuto quantomeno il merito di lanciare il popolarissimo hashtag #PenguinPoop, ovvero cacca di pinguino.

Nella vita di un dottorando, insomma, i momenti frivoli non mancano e Glen Wright ha deciso di raccoglierli prima in un sito,  Academia Obscura, e poi in un libro che verrà pubblicato se Glenn riuscirà a raggiungere la somma necessaria.
Anzi, se volete partecipare al crowfunding e ottenere in cambio una copia del libro con il vostro nome stampato sopra come benefattore, potete farlo subito attraverso Unbound.

Nell'attesa vale la pena di unirsi agli oltre 17.500 follower di Glenn su Twitter e lasciarsi coinvolgere dalle sue sfide goliardiche destinate agli accademici.
La più popolare, quella che ha segnato il suo successo, è #AcademicsWithCat che raccoglie centinaia di foto di gatti con i loro scienziati.
Ma Glen ha diversi hashtag nel suo repertorio, quasi uno a settimana , alcuni lanciati da lui, altri dalla comunità che si stringe attorno ad @AcademiaObscura.
Una comunità che, per dirla con le parole di Glen: "offre uno sguardo irriverente all'interno della Torre d'avorio e prova che la vita universitaria non è fatta solo di aria stantia, toppe sui gomiti e uomini ingrigiti".


di Cristina Rigutto

giovedì 13 agosto 2015

Aquae Venezia 2015, l'evento espositivo internazionale dedicato all'acqua e ospitato nel padiglione di Porto Marghera, commentato dagli studenti del Master in Comunicazione

Aquae Venezia, una vetrina poco sfruttata

Arrivata con molte aspettative, all'esposizione Expo Aquae Venezia, mi sono trovata in una zona industriale con scarse indicazioni per arrivare dai mezzi all'esposizione.

L’entrata è stata suggestiva e l’accoglienza dell’info point buona. Sono rimasta colpita dalla scarsità di visitatori nonostante fosse un sabato pomeriggio.

Photo Credits: Chiara Simonato
Gli stand non erano molti, tra questi quello di una ditta di betoniere, che ho letto più avanti nei giornali, essersi poi ritirato dall'esposizione con numerose polemiche verso gli organizzatori…. Come dargli torto, anche se non ho bene capito la betoniera cosa c’entrasse con il tema dell’EXPO Aquae.

Pochi stand avevano personale che spiegasse i propri poster. L’area dedicata alla Regione Veneto invece era ben servita e forniva materiale interessante sulla laguna tra cui un esaustivo libretto con le ricette tipiche, naturalmente a base di pesce.

Una vetrina internazionale poco sfruttata da espositori e fruitori.
Maria Giovanna Romanelli


Tra tanti stand vuoti, spicca la qualità dell'area espositiva Epson meteo

L’ingresso di  Aquae Venezia è un tunnel suggestivo, l’acqua scorre virtualmente sul soffitto e con un gioco di specchi il blu avvolge il turista. All'interno, delle gocce adesive applicate sul pavimento propongono domande e, qualche passo dopo, le relative risposte permettendo di focalizzare le informazioni.

L’area di Epson Meteo mi ha particolarmente colpita per la sua completezza, si coniugano infatti tre aspetti: attrattività, strumentazione e approfondimento.
Inizialmente il visitatore può presentare le previsioni meteorologiche nello studio televisivo allestito, simulando la realtà.
Il personale dello stand è disponibile ed offre molte informazioni, tra tutte è interessante il progetto Meteonetwork in cui i cittadini coinvolti installano nel proprio giardino una stazione meteorologica che invia i dati in tempo reale.
Infine c’è un programma di conferenze con esperti sul tema del cambiamento climatico.

Foto Credits: chiara Simonato
Mi è dispiaciuto invece aver osservato diversi spazi espositivi in cui il personale è assente o non accoglie il visitatore e aver constatato, in altri ancora, che i testi sono scritti solo in italiano. 
Chiara Simonato


Aquae Venice Expo, un’occasione mancata per il nostro Paese.

Aquae Venezia, un’altra occasione mancata per il nostro Paese.
È questo il primo pensiero che mi è venuto in mente uscendo delusa dall'esposizione veneta, mentre alle mie spalle un energico Bobby Solo provava la scaletta per lo show serale. Eppure le premesse erano diverse, decisamente allettanti, almeno stando ai claim studiati ad hoc per l’evento.

Promossa come “la grande esposizione dedicata all'acqua che vuole raccontare come e perché l’acqua incida così profondamente sulle nostre vite”,  Aquae Venezia ha ben poco da dire e da mostrare sul prezioso elemento. Anzi, direi nulla che possa giustificare la perdita di tempo e l’acquisto del biglietto. Neanche quel surrogato di cinema 3D sui misteri dell’abisso, che accoglie lo spettatore in uno spazio privo di posti a sedere. Ma non c’è da preoccuparsi della calca, almeno che i temuti squali del video decidano di materializzarsi ed incrementare il numero dei pochi visitatori che giornalmente vanno a vederli.

Foto credits: Chiara Simonato

Micaela Ovale



Quello che mi sono portata a casa dalla visita a Aquae Venezia


Sketchnote di Elena Trentin






Elena Trentin




martedì 28 luglio 2015

E' un periodo incredibilmente eccitante per le imprese spaziali.  Prima, a novembre, la sonda Rosetta, tutta europea, che affianca la cometa C67/p e ci fa cadere sopra, letteralmente, il piccolo robot Philae.  Qui la cronaca dell'atterraggio che feci in tempo reale, ancora emozionante a rileggerla.

Il piccolo robot Philae sulla cometa C67/P

Poi la bella impresa del Capitano Samantha Cristoforetti (@Astrosamantha) con il suo record di permanenza nello spazio, la grande operazione  di comunicazione verso i cittadini, e non sol italiani, e, soprattuto, la massacrante attività tecnico scientifica operata, di cui forse si è parlato troppo poco. 


Samantha Cristoforetti nella "Cupola" . Un gioiello ingegneristico italiano 
Pochi giorni poi sono passati dalla strepitosa visita della sonda Nasa New Horizons al pianeta Plutone, che ci ha regalato delle immagini incredibili del mondo più lontano del sistema colare scoperto dall'uomo.

Plutone, con la caratteristica regione "a cuore" scoperta da New Horizons 
Ancora meno sono poi passati dall'annuncio Nasa della scoperta di altri 500 pianeti extrasolari, fra i quali ne spicca uno particolarmente simile alla nostra Terra, K 452 B.

Come potrebbero essere il pianeta K452 b e la sua stella
Tutto questo ha riportato grande interesse verso lo spazio e la esplorazione del sistema solare. Certo è probabile che sia stato complice l'estate, si guarda di più il cielo, la mancanza del campionato di calcio (non scherzo...) e la noia delle altre notizie veicolate negli ultimi mesi: Grecia e ancora Grecia, Migranti e ancora migranti. 

Comunque sia anche in questi giorni si è manifestato il popolo dei planetologiche parlano di tutto questo, composto per molti versi dal popolo degli economisti che a migliaia avevano detto la loro sui social a proposito della crisi greca. 

A parte gli scherzi non è mia intenzione entrare in polemica ma analizzare un minimo il fenomeno delle critiche radicali a queste imprese. Questo fenomeno, puramente italiano,  è iniziato, se vogliamo dare un punto fermo, con il commento di Selvaggia Lucarelli, "giornalista" fra il gossip e i tribunali (è stata denunciata per furto aggravato) che consigliava al capitano Cristoforetti, pilota collaudatore di caccia e astronauta, di non scocciare più con la sua presenza.  Ecco la pensata della Lucarelli, pare anche poco rispettosa delle cartomanti baresi (perchè poi baresi ? Lo sa la Lucarelli che il business delle cartomanti, oroscapari/e vari, leggitori di fondi di caffè si stima in 6 miliardi anno , quasi tutti in nero  ?)


Ma lasciamo la Lucarelli al suo pietoso tentativo di distinguersi dalla folle giustamente orgogliosa di un'italiana così intelligente, brava e coraggiosa come la Cristoforetti. 
Approdiamo quindi a un commentatore del Foglio, tale Camillo Langone, già noto per un suo articolo sul quotidiano Libero in cui esortava le donne a non leggere libri e fare invece figli.  Metto il link dissociandomi fin da ora nel caso che il lettore/trice avesse problemi nella lettura. A parte lo scherzo, anche qui, Langone, nuovo Carneade, insiste anche con la Cristoforetti, pessimo esempio, non si va nello spazio, si sta a casa a girare la polenta e fare figli perbacco !! Ecco la "Preghiera" di Langone 

Non si creda che questa questione della Cristoforetti si limiti a una aspirante velina-pin up o a un giornalista estremista lefevriano. Manco per idea, anche il sinistrissimo Ceronetti , raffinato traduttore di testi arditissimi e poeta, cade nel sessismo e stupidità più bieca nei confronti del povero capitano Cristoforetti che, secondo il poeta  la povera Samantha, anche dal punto di vista ginecologico non sarebbe più una donna. Sia ben chiaro che non scherzo, leggete voi qui     

Preoccupante, a parte il palese antifemmisimo, o tout court atteggiamento "contra foeminas" dell'anziano scrittore poeta che vive grazie alla legge Bacchelli, il seguente periodo:

"Le imprese spaziali non sono portatrici di luce: chiamarle scientifiche è estenderle oltre le mura umane, e sgomenta la veemenza del loro urto con l’ambiente, che dura dai primi Sputnik e Apolli in cui sempre più incollati gli uni agli altri tentiamo di sopravvivere ai maleodoranti purgatori politici. La Civitas Dei non è più una speranza, la città umana si va trasformando sempre più in un mostro. La nave spaziale è inabitabile, le fughe sui pianeti impossibili. Dateci sogni, sogni, sogni…"

A parte che la cultura del Ceronetti, dal punto di vista spazio, è rimasta agli anni 60 (Sputnik, Apolli , plurale di Apollo....) e non si cura del fatto che la sua vita, come la nostra, abbia tremendi benefici dalle centinaia di satelliti che curano la Terra e il genere umano in ogni momento, è particolarmente preoccupante anche la pretesa a-scientificità delle imprese spaziali, che ricorda molto quanto diceva negli anni '60 il parroco di campagna: non bisognava "disturbare dio in cielo". Siamo là .

Ma veniamo a Plutone, un'impresa incredibile, una sonda lanciata alla velocità di 50.000 chilometri all'ora ci svela un mondo inesplorato, compagno della nostra Terra.

Tale Vincenzo Salemme si chiede, e si risponde pure, a cosa mai sia servito andare a vedere Plutone.
Si tratta di un doppiatore, sceneggiatore, regista non so di qual valore, comunque non c'entra, qui il suo intervento, sa solo dio perché lo ha fatto. Insomma, novello Socrate,  Γνῶθι σεαυτόν Gnōthi seautón, dice che bisogna conoscere sé stessi. 

II pezzo, leggetelo, è una serie di luoghi comuni e dati sbagliati , a parte i 5000 miliardi di chilometri, perdoniamo, inizia con la frase "ma parliamoci senza ipocrisie: a noi, di vedere le foto di Plutone da vicino che ci cambia nella vita?"

Poi si lancia sul fatto che le missioni spaziali "costano tanto" e sul fatto che "i sassi" presi sulla Luna e anche dal "trattore" su Marte servono a nulla. Poi si lancia in una esilarante serie di domande di meccanica spaziale chiedendo se la sonda "torna giù" , come se fosse "andata su" , e se farà il viaggio in folle. Non scherzo.

"(a proposito, ma la sonda Horizon rientra? E il ritorno è da considerarsi in discesa? Cioè sarà possibile rientrare a folle e consumare meno carica? La batteria è al plutonio visto il pianeta esplorato?),"
Era senz'altro meglio fare altro e non illuderci, per esempio : 


" Abbiamo forse sconfitto il raffreddore? No. Abbiamo forse sconfitto le zanzare? Nemmeno. È finita la Salerno Reggio Calabria? Figurarsi! E allora?!?! Ripeto, entusiasma anche me l’avventura dell’uomo (e della donna, diciamolo, grazie a Cristo/Foretti) nello spazio, però stiamo attenti a non farci ingannare dalle false speranze."
Devo dire che convincere Nasa a mettere dei miliardi per la Salerno Reggio Calabria la vedo dura, comunque il Salemme ci tiene a non lasciarci dubbi sulla sua intelligenza con gli ultimi paragrafi.:

" Andiamoci piano con le spese, soprattutto in questo momento infinito di crisi economica.
Cerchiamo di non perdere la nostra capacità di immaginazione che ha fatto grande la nostra cultura, la nostra filosofia, la nostra scienza e soprattuto la nostra fisica tutta fondata sulle teorie di geni visionari. E cerchiamo di ricordare che senza l’immaginazione non esisterebbero le grandi opere d’arte."


Insomma mandare una sonda su Plutone e roba da meccanici, si magari raffinati come quelli della Ferrari, e ammettere questo per un italiano è proprio tanto, ma comunque niente a che vedere col genio italico di poeti, pittori e registi da film di Natale.


Ma arriviamo a Kepler 452 b, il presunto pianeta "gemello" o fratello o cugino della Terra.  Bisogna dire che qui non ci sono state uscite pacchiane come nei due casi precedenti e, in qualche modo, le reazioni iniziali di intolleranza sono da attribuire anche alla uscita del pool Nasa  che ha parlato, annunciando la scoperta, di un passo fondamentale che l'umanità aspettava da sempre. Insomma sembrava dovessero annunciare che avevano trovato ET. 

Nonostante i maggiori giornali nazionali e le TV di stato si siano, una volta tanto, industriati nel dare i giusti contorni alla vicenda (si è simile ma neanche poi troppo, si è il più simile mai trovato ma c'è tanto da studiare etc. etc.) subito ha preso il sopravvento qualche titolo sparato sulla "nuova terra", "abitabile" , corretto dal punto di vista astrofisico, è diventato "probabilmente abitato" perfino , o giù di lì.  Da questo è nata una certa reazione, anche di tanti astrofisici improvvisati, direi più giustificata che in altri casi anche se, ripeto, la informazione corretta era stata data.   Ma su questo rifletteremo. 

Questo primo, lungo post, infatti non è stato scritto per ridicolizzare un po' di persone intervenute a sproposito, almeno secondo chi scrive, ma per parlare di comunicazione della scienza, nel caso lo spazio.  Lo faremo nel prossimo post, fra un paio di giorni,  di cui questo è la indispensabile premessa. Almeno per chi è riuscito ad arrivare fin qui e incuriosirsi.

Al prossimo post .









mercoledì 8 luglio 2015




I temi dell’archiviazione e della conservazione digitale sono di grande interesse per tutti gli enti e le istituzioni della pubblica amministrazione. La gestione informativa e documentale comporta infatti particolare attenzione in ambito digitale, con la messa a punto di adeguati procedimenti e processi per il trattamento e trasmissione di informazioni, dati e documenti.

[continua ...]

lunedì 8 giugno 2015

Un premio meritato ma inaspettato, potrebbe essere questo il titolo della bella avventura toccata a Silvia Calabrese, studentessa del Master in Comunicazione delle Scienze dell’Università degli Studi di Padova, nel corso 2014/15.

Ad ottobre 2013 si è laureata, specialistica, in Fisica a Ferrara con una tesi dal titolo “Sviluppo di un sistema fotovoltaico a concentrazione in configurazione Cassegrain, basato sulla separazione spettrale della radiazione incidente”, che riguarda lo sviluppo e la caratterizzazione di un concentratore solare dotato di un particolare filtro, in grado di separare la luce che arriva dal sole in due fasci distinti e di convogliarla su due differenti celle solari.

Grazie a questo lavoro si è aggiudicata il Premio del Comitato Leonardo 2014 sulle Energie Rinnovabili concesso dal G.S.E. (Gestore dei Servizi Energetici). E’ un riconoscimento importante, che cerca di sostenere e promuovere il talento dei giovani laureati, premiando le tesi più brillanti e meritevoli in vari settori.

La giuria del premio, presieduta dal Presidente del Comitato Leonardo  Luisa Todini e dal Presidente e A.D. del G.S.E. Nando Pasquali, ha valutato positivamente, nel lavoro di Silvia Calabrese, l’innovazione tecnologica proposta per la produzione di energia da fonti rinnovabili, la qualità dell’analisi e l’applicabilità dei risultati.
Il Premio di Laurea le è stato conferito lo scorso 27 aprile, nel corso della cerimonia di consegna dei Premi Leonardo, riconoscimenti assegnati a personalità e imprenditori che hanno contribuito ad affermare e consolidare l’immagine del “made in Italy” nel mondo. Cerimonia suggestiva e importante, svolta nel Salone dei Corazzieri al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, conclusa con un buffet nel Salone delle Feste del Palazzo del Quirinale.


il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si congratula con  Silvia Calabrese
Come è andata questa bella storia, come è nata? Fra la laurea e la nascita del suo primo figlio Silvia ha pensato di partecipare a qualche bando per i premi di laurea, convinta della bontà della sua tesi.  “Sinceramente non me l’aspettavo di vincere, sapevo di aver fatto un duro, lungo e buon lavoro ma da qui a vincere…” ci dice aggiungendo un particolare molto simpatico: “Quando mi hanno telefonato non mi sembrava vero. La segreteria del Comitato Leonardo continuava a ripetermi che ero stata scelta proprio io tra migliaia di tesi, ho ripensato a tutta la fatica fatta e alle difficoltà incontrate, anche perché mentre concludevo le misure sperimentali aspettavo già il mio bambino, e mi sono commossa”  

I documenti e la comunicazione ufficiale arrivano a febbraio e finalmente il 27 aprile scorso, “serena, felice ed emozionata” ha passato con gli altri vincitori e vincitrici momenti che sicuramente non dimenticherà, fra cerimonia e successivo buffet, a stretto contatto con il Presidente della Repubblica e molti imprenditori italiani.


La  Presidente del Comitato Leonardo Luisa Todini (al centro) con i premiati  2014
Mentre pensa a un dottorato che le permetta di continuare la ricerca sul fotovoltaico si impegna nel Master in Comunicazione della Scienza a Padova. Il motivo? Ce lo dice lei stessa: il suo interesse, da sempre, per la divulgazione scientifica specie verso i più piccoli. “Credo che le scienze e la ricerca abbiano bisogno di sostegno e di persone appassionate; faticano a progredire se i cittadini e le istituzioni non conoscono, non comprendono o non apprezzano ciò che si fa nei centri di ricerca. 
Per questo la scienza e la sua comunicazione sono cose molto legate tra loro e cose entrambi molto importanti.” 

Una dichiarazione da condividere al 100%. Silvia è anche impegnata in diversi progetti di divulgazione scientifica, come Fisici senza frontiere e Scienza per tutti. Diventerà un lavoro questa sua passione?

Lei lo spera, e noi glielo auguriamo, così come facciamo a tutti gli/le  altri studenti di Mcsunipd-2015.

venerdì 15 maggio 2015

Ogni anno una parte dell'immenso patrimonio mondiale di conoscenza, entra a far parte del pubblico dominio, un "territorio" libero da diritti di proprietà intellettuale e liberamente fruibile da chiunque.

La tutela del diritto d'autore sulle opere prodotte da un autore dura settant'anni dopo la morte. Dopo tale data l'autore cade nel pubblico dominio assieme a tutte le sue opere. Ma occorre fare attenzione ad alcuni aspetti non di secondaria importanza. In un testo possono esserci prefazioni, introduzioni, postfazioni di altri autori che magari sono deceduti successivamente (o sono ancora in vita) e che quindi non ricadono nel pubblico dominio. Un altro fronte da considerare riguarda i diritti editoriali, terreno minato. Poiché dalla data della morte del suo autore e fino al momento in cui l'autore cade nel pubblico dominio passano settant'anni, o in certi casi anche di più (a seguito di alcune norme particolari sull'allungamento delle tutele) gli eredi allo scadere del periodo di tutela possono cedere a un soggetto terzo (editore) i diritti economici dell'opera del loro defunto. Il corpus dei diritti editoriali su un'opera o su un'edizione particolare di quell'opera dura - in mancanza di specificazione diversa - massimo vent'anni. Un editore inoltre può usare un testo caduto nel pubblico dominio per farne un'edizione critica sulla quale vi graveranno diritti editoriali per venticinque anni. Un testo, apparentemente di pubblico dominio, può in realtà contenere pezzi di informazione su cui possono gravare differenti forme di diritti con durata temporale diversificata. Vi è poi una certa ambiguità nell'interpretare cosa ricada effettivamente nel pubblico dominio, se l'opera o se una determinata edizione di quell'opera. Il contenuto di un'opera di un autore di pubblico dominio è digitalizzabile qualora esista un'edizione recente in commercio? E se la digitalizzazione viene effettuata sull'edizione i cui diritti editoriali sono scaduti (magari una prima edizione) la messa a disposizione per la sua libera fruizione va a inficiare la vendita dell'edizione successiva in commercio e ancora soggetta a diritti editoriali? Sono tutte domande a cui la legge attuale non fornisce risposte certe e che limitano fortemente l'espansione di progetti di digitalizzazione nel nostro Paese e di conseguenza la crescita di quel corpo di opere di pubblico dominio che in altri paesi - le cui norme sono più favorevoli alle biblioteche e meno alle lobby di mercato editoriali - è molto più ampio a beneficio della cultura e di forme di cittadinanza digitale.

Le opere nel Pubblico Dominio infatti sono un bene pubblico, un tesoro comune, disponibile a tutti e utilizzabile per i fini più diversi: si possono liberamente stampare, copiare, eseguire in pubblico, mettere in scena, tradurre, riprodurre su ogni supporto, digitalizzare e altro ancora.

Il "Progetto bibliotecario urbano sul pubblico dominio", attivo da alcuni anni a Torino e frutto di una buona pratica di cooperazione tra enti diversi (UniTO, PoliTO, Biblioteche civiche torinesi e Fondazione Teatro Nuovo), ha lo scopo di promuovere e diffondere il concetto di pubblico dominio, sottolinearne l'importanza sociale, culturale ed economica ai fini della valorizzazione e riappropriazione del patrimonio intellettuale da parte di tutti cittadini.

giovedì 14 maggio 2015

LIBERl'Associazione delle biblioteche europee di ricerca ha lanciato in questi giorni una campagna promozionale per la sottoscrizione della Dichiarazione dell'Aja  finalizzata al migliorare le modalità di condivisione e accrescimento di conoscenza nell’era digitale.

Fin da subito oltre cinquanta organizzazioni di vari Paesi hanno sottoscritto la dichiarazione che mira a una revisione delle norme sulla proprietà intellettuale attualmente ambigue e di ostacolo alla libera circolazione e condivisione di dati e risultati della ricerca.  Per poter estrarre i dati dalla ricerca al fine di creare nuova conoscenza sono necessarie immediate modifiche alle attuali norme sulla proprietà intellettuale e conseguente gestione dei diritti (IPR). Accesso, condivisione e riuso di dati estratti dai contenuti di ricerca consentono di raggiungere obiettivi sociali come la messa a punto di migliori trattamenti di malattie, ottenere risposte più adeguate sulle questioni globali come il cambiamento climatico, comportando risparmi di miliardi da parte dei governi. Si tratta di potenziali benefici che si possono ottenere, se i principi enunciati nella Dichiarazione vengono adottati da governi, imprese e società.

La dichiarazione afferma che il copyright non è stato progettato per regolare la condivisione di fatti, dati e idee - né dovrebbe farlo. Il diritto di ricevere e diffondere informazioni e idee è garantito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ma la moderna applicazione della proprietà intellettuale spesso limita questo diritto, anche quando si utilizzano le basi per la creazione della conoscenza. Serve quindi un nuovo approccio per ridefinire i percorsi di creazione di conoscenza in un momento in cui la società si trova ad affrontare realmente il fenomeno noto come diluvio di dati. L'universo digitale, o i dati che creiamo e copiamo ogni anno, si raddoppiano ogni due anni e si prevede che raggiungeranno 44.000 miliardi di gigabyte entro il 2020.

Le organizzazioni o le singole persone che desiderano sostenere la Dichiarazione possono aggiungere la propria firma sul sito ufficiale della Dichiarazione, affinché sia riconosciuto ufficialmente il grande potenziale che l'estrazione di dati e contenuti rappresenta per la creazione di nuova conoscenza. La Dichiarazione evidenzia al contempo i passi da fare per garantire che tutti possano beneficiare di questo potenziale.
Ulteriori Informazioni:

● Visita il sito della Dichiarazione: www.thehaguedeclaration.com per leggere il testo integrale della Dichiarazione e scaricare l’infografica di accompagnamento.

● Contatta LIBER, l'Associazione delle biblioteche europee di ricerca, che ha coordinato l'elaborazione della Dichiarazione: liber@kb.nl


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Master in Comunicazione delle Scienze Università di Padova
2014