venerdì 15 maggio 2015

Pubblico dominio e diritti d'autore

Ogni anno una parte dell'immenso patrimonio mondiale di conoscenza, entra a far parte del pubblico dominio, un "territorio" libero da diritti di proprietà intellettuale e liberamente fruibile da chiunque.

La tutela del diritto d'autore sulle opere prodotte da un autore dura settant'anni dopo la morte. Dopo tale data l'autore cade nel pubblico dominio assieme a tutte le sue opere. Ma occorre fare attenzione ad alcuni aspetti non di secondaria importanza. In un testo possono esserci prefazioni, introduzioni, postfazioni di altri autori che magari sono deceduti successivamente (o sono ancora in vita) e che quindi non ricadono nel pubblico dominio. Un altro fronte da considerare riguarda i diritti editoriali, terreno minato. Poiché dalla data della morte del suo autore e fino al momento in cui l'autore cade nel pubblico dominio passano settant'anni, o in certi casi anche di più (a seguito di alcune norme particolari sull'allungamento delle tutele) gli eredi allo scadere del periodo di tutela possono cedere a un soggetto terzo (editore) i diritti economici dell'opera del loro defunto. Il corpus dei diritti editoriali su un'opera o su un'edizione particolare di quell'opera dura - in mancanza di specificazione diversa - massimo vent'anni. Un editore inoltre può usare un testo caduto nel pubblico dominio per farne un'edizione critica sulla quale vi graveranno diritti editoriali per venticinque anni. Un testo, apparentemente di pubblico dominio, può in realtà contenere pezzi di informazione su cui possono gravare differenti forme di diritti con durata temporale diversificata. Vi è poi una certa ambiguità nell'interpretare cosa ricada effettivamente nel pubblico dominio, se l'opera o se una determinata edizione di quell'opera. Il contenuto di un'opera di un autore di pubblico dominio è digitalizzabile qualora esista un'edizione recente in commercio? E se la digitalizzazione viene effettuata sull'edizione i cui diritti editoriali sono scaduti (magari una prima edizione) la messa a disposizione per la sua libera fruizione va a inficiare la vendita dell'edizione successiva in commercio e ancora soggetta a diritti editoriali? Sono tutte domande a cui la legge attuale non fornisce risposte certe e che limitano fortemente l'espansione di progetti di digitalizzazione nel nostro Paese e di conseguenza la crescita di quel corpo di opere di pubblico dominio che in altri paesi - le cui norme sono più favorevoli alle biblioteche e meno alle lobby di mercato editoriali - è molto più ampio a beneficio della cultura e di forme di cittadinanza digitale.

Le opere nel Pubblico Dominio infatti sono un bene pubblico, un tesoro comune, disponibile a tutti e utilizzabile per i fini più diversi: si possono liberamente stampare, copiare, eseguire in pubblico, mettere in scena, tradurre, riprodurre su ogni supporto, digitalizzare e altro ancora.

Il "Progetto bibliotecario urbano sul pubblico dominio", attivo da alcuni anni a Torino e frutto di una buona pratica di cooperazione tra enti diversi (UniTO, PoliTO, Biblioteche civiche torinesi e Fondazione Teatro Nuovo), ha lo scopo di promuovere e diffondere il concetto di pubblico dominio, sottolinearne l'importanza sociale, culturale ed economica ai fini della valorizzazione e riappropriazione del patrimonio intellettuale da parte di tutti cittadini.

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Master in Comunicazione delle Scienze Università di Padova
2014