sabato 2 maggio 2015

Tre libri indispensabili per ragionare sull'innovazione digitale e new media

Articolo di Elena Trentin
Siamo passati dalla società dell'informazione, anni Settanta esplosione dell’informatica, alla società della conoscenza, propria dei nostri giorni e basata sull'immateriale. Oggi abbiamo a disposizione infinite informazioni e sempre nuovi strumenti. Eppure non tutti vi hanno accesso allo stesso modo, siamo sommersi dalle informazioni ma non ricordiamo cosa sia successo due anni fa, siamo divisi tra nostalgici e fautori dell'innovazione, e rischiamo di “subire” l'ondata di novità senza capire che ne siamo partecipi.  

Quanto c’è di veramente nuovo e quanto ha le sue radici nel passato? Come leggere il mondo nel quale viviamo? E come avviene il processo informativo?

Da sinistra: De Biase, Vidali, Balbi, Neresini, Magaudda 
A queste domande hanno risposto gli ospiti della tavola rotonda su “Innovazione digitale: tecnologie, informazione, media”, organizzata dall'Università di Padova, dal sua Master in Comunicazione della Scienza e ospitata all'Osservatorio astronomico. Introdotti da Leopoldo Benacchio, sono intervenuti gli autori di tre libri che affrontano l’argomento da angolature diverse ma convergenti nello scopo, capire cosa è oggi l’infosfera. Luca De Biase,  con il suo libro “Homo pluralis”, Gabriele Balbi e Paolo Magaudda con la “Storia dei media digitali”, Paolo Vidali e  Federico Neresini con  “Il valore dell'incertezza”.
Federico Neresini
Per questi ultimi due autori, entrambi docenti universitari, l'incertezza è la condizione indispensabile per la creazione di conoscenza. Spiegano infatti  che “L'informazione non è il messaggio. È un processo per il quale l'osservatore ha la possibilità di scegliere fra due o più alternative”. E’ la scelta quindi, che ci fa uscire dall’incertezza, che rappresenta un progresso.  .
Luca De Biase
De Biase ha osservato come il meccanismo funzioni anche per l'innovazione: una volta che un prodotto è entrato nella nostra vita non ci prestiamo più attenzione. Si pensi all'automobile e al telefonino. Oggi, però, si sta affermando una nuova antropologia, un cambiamento a 180 gradi, nella infosfera passiamo dal “se non lo vedo non ci credo”  al nuovo “se non ci credo non lo vedo”. “Essa presuppone un'idea, quale punto di partenza per la costruzione di innovazione”,
Il ragionamento, che sta scalzando il più noto “se non vedo non credo”, dipenderebbe dalla narrazione considerata. Il giornalista di “Nova 24” ne individua tre. La prima, di carattere finanziario, relega al mercato qualsiasi decisione tecnologica. La seconda, tecnocentrica, conta sull'evoluzione della tecnologia per la risoluzione dei problemi. La terza si ispira all'ecologia e fa leva sulla sostenibilità e qualità dello sviluppo tecnologico per il bene comune.
Paolo Magaudda 
L'innovazione digitale, tuttavia, per quanto abbia innescato una rivoluzione, affonda le origini nel passato. Esempi interessanti, pre rete, sono le rivoluzioni del telefono, ad esempio e della TV, ma anche se oggi possiamo avere televisione e radio in mille modi diversi, grazie a pc, tablet, rete, smartphone e altro, i contenuti sono sostanzialmente identici e  hanno mantenuto molte delle loro caratteristiche. Balbi e Magaudda, propongono quindi l'etichetta di “innovazione conservativa” adottata nel loro volume che esamina in dettaglio gli elementi di continuità che la società digitale ha con il passato.
Senz’altro un incontro che ha lasciato il segno fra i presenti, studenti e non, attenti e partecipi per le oltre due ore della presentazione.

Qui l'audio della discussione. 

Testo a cura di ElenaTrentin, Foto di Micaela Ovale e   Maria Giovanna Romanelli. Anche il livetweeting della presentazione  è stato curato dagli studenti del Master in Comunicazione della Scienza, sotto la guida di Cristina Rigutto. Hashtag #mcsunipd


Da sinistra: Jusciana Molinari, Cristina Rigutto, Maria Giovanna Romanelli, Micaela Ovale, Chiara Simonato, Valeria Sanchez, Elena Trentin

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Master in Comunicazione delle Scienze Università di Padova
2014